Tutte le donne di Prassagora

Tutte le donne di Prassagora
Pride and Prejudice, Jane Austen

venerdì 31 agosto 2018

E se il Duce tornasse oggi? "Sono Tornato" (2018)



Dopo aver visto il film "Io sono tornato", uscito nelle sale nel 2018 ho pensato fosse interessante analizzare alcuni spezzoni del film, che a mio avviso in questi ultimi tempi appare curiosamente attuale nel sollevare certi temi di cui poco o per nulla si parla.

Partiamo dal monologo del Duce al popolo italiano.

Allerta Spoiler! 
Se non avete già visto il film qui si riportano spezzoni significativi.

***

Monologo del Duce in "Sono Tornato"(2018)



"Mussolini" parla seriamente di problemi reali del Paese e la gente ride. 
Poi a un certo punto nessuno ride più. Perchè? 

Trovate le differenze? No?
Proseguiamo.


Il Duce va in Tv: intervista di Alessandro Cattelan
 


Mussolini da Mentana a Bersaglio Mobile


M: "Il suo programma politico?"  
B: "Prima ascoltare e poi fare. Non come quel branco di p********i che avete al governo: che prima non fanno e poi neanche ascoltano"
M: "Guardi che la satira è la satira ma la diffamazione... "
B: "Io non faccio satira, preferisco fare la Rivoluzione"


I media impazziscono per Mussolini


B: I politici di destra hanno paura di dire che sono di destraI politici di sinistra hanno paura di dire cose di sinistraSoltanto io dico la verità. Voi mi credete un attore e io... Ve lo lascio credere.
Giornalista: "Parliamo dei politici".B: "Sono come il congiuntivo: scomparsi. E si sente la mancanza del congiuntivo".


A cosa serve votare?



Scena finale del film


Giornalista: "Signora Bellini non le sembra immorale tollerare il Fascismo in questo modo?"
Produttrice del Mussolini Show: "Ci sembra che parlare di Fascismo dopo più di settant'anni mi sembra fuori moda".

Il film poi finisce con una sfilata in mezzo alla gente che manda segni di apprezzamento e con il braccio alzato (tipico gesto di saluto nazista). 
Si tratta di gente vera, ripresa durante il film, non sono attori o comparse recitanti.

Cosa ne pensate? 

Questo è un film che ho voluto vedere per puro intrattenimento, ma in realtà più che intrattenermi, mi ha suscitato una seria riflessione su dove stiamo andando e sul sentire sociale attuale. 

E a voi?


Credits: 



giovedì 30 agosto 2018

A Destra o a Sinistra?



Sei di Destra o di Sinistra? 

Questa è la domanda inopportuna che molti vorrebbero porre ai propri interlocutori prima di avviare una conversazione oggigiorno sui temi di attualità.

Ormai non sono in pochi a credere che non esistano più nè DestraSinistra. O che in ogni caso non si riconoscono in nessuna delle due ideologie.

Alcuni addirittura vanno oltre e affermano che in realtà Destra e Sinistra non siano mai esistite.
Personalmente, pur comprendendo il perchè di chi lo dice, penso che in fondo non sia vero: che almeno un tempo avessero un significato ben preciso e una connotazione chiara.

Semplificando molto un discorso che sarebbe lungo e complesso potrei affermare che essere di Sinistra significasse dare predominanza al valore dell'Uguaglianza e a ciò che da questa deriva. 
Mentre essere di Destra, dall'altro lato, volesse significare ritenere che il valore predominante della società dovesse essere la Libertà.

Questa contrapposizione nel tempo per molti si è sfumata tanto da rendere progressivamente più arduo identificare le due ideologie in modo netto. 

Forse perché molti al giorno d'oggi ritengono che entrambi i valori debbano sussistere come fondanti della Società e che abbiano pari valore e dignità, anzi che qualora collidano, debbano bilanciarsi a vicenda e non escludersi.

Un simpatico video sul tema Destra/Sinistra tratto dal film Passione Sinistra.

Non so se il Sushi sia di destra, ma sicuramente se lo fosse, la Destra vincerebbe le elezioni a mani basse...!



Il test: Destra o Sinistra del film "Passione Sinistra" (2013)




mercoledì 29 agosto 2018

Ricordando Libero Grassi: Lettera a un estortore


Caro estortore,

Volevo avvertire il nostro ignoto estortore di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l’acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. 
Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere…
Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo.
Per questo abbiamo detto no al ‘Geometra Anzalone’ e diremo no a tutti quelli come lui”.



giovedì 16 agosto 2018

Goodbye Aretha, Queen of Soul

Salutiamo una grandissima artista che ci lascia oggi a 76 anni: Aretha Franklin.




Rest in peace Aretha, 
We say a little prayer for you...

Aretha Franklin era nata a Memphis nel 1942 ed era definita la Regina del Soul, icona del genere gospel soul e R&B.

La Franklin ha vinto 18 Grammy Awards ed è stata anche la prima donna a conquistare un posto nella Rock and Roll Hall of Fame; il 3 gennaio 1987 è stata inserita dalla rivista Rolling Stone tra i 100 artisti più importanti della storia della musica.

Una delle sue canzoni più famose è "I Say a little prayer". 

"Tutti noi chiediamo e vogliamo il rispetto, uomini o donne, neri o bianchi. È il nostro diritto umano fondamentale"

martedì 14 agosto 2018

Ricordando Bertold Brecht

Bertold Brecht (10.02.1898 -14.08.1956)
drammaturgo, poeta, regista teatrale e saggista tedesco
naturalizzato austriaco
Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi. 
Altri che lottano un anno e sono più bravi. 
Ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi. 
Poi ci sono quelli che lottano tutta la vita: 
essi sono gli indispensabili

Ci sedemmo dalla parte del torto visto che gli altri posti erano occupati.

La cosa più grande di Cesare erano i suoi debiti.

Solo la violenza può servire dove regna la violenza.

Volete giustizia, ma cosa pagate? Quando andate dal macellaio sapete di dover pagare, ma dal giudice ci andate come si va a un banchetto funebre.

Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi.

Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente.

Intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto.

Non sembrare quel che si è, è una disgrazia per se stessi. Sembrare quel che non si è, è una disgrazia per gli altri.

mercoledì 26 ottobre 2016

My body, my terms: contro gli abusi sessuali



“Il mio corpo, le mie condizioni”. E’ questo lo slogan e il nome di una nuova campagna che spera di innescare il dibattito su temi come sesso, consenso ai rapporti sessuali e vittime di abusi sessuali.
Ideata da Lizzie Marvelly, editore della New Zealand Media Company Villainesse, ha l’obiettivo di combattere, attraverso il confronto pubblico sui social network, le errate percezioni  legate alla sessualità. Un esempio riguarda le vittime di stupro, che spesso finiscono per sentirsi responsabili delle violenze subite, come se le avessero indotte con il proprio modo di vestirsi o relazionarsi.
mybody_myterms_5
#MyBodyMyTerms  si rivolge a tutti, ma in modo particolare ai giovani e ai giovanissimi, per far sì che si diffonda una cultura del consenso nei rapporti sessuali, perché tutti imparino a rispettare le scelte dei partner e le condizioni che ognuno impone nella tutela del proprio corpo.

In Nuova Zelanda abbiamo alcune delle peggiori statistiche relative alla violenza sessuale nell’OCSE“, ha dichiarato Lizzie Marvelly all’Huffington Post 
All’età di 16 anni, una ragazza su tre ha avuto un rapporto sessuale non consenziente. 

mybody_myterms_1
“Con la diffusione della violenza sessuale in tutto il mondo, soprattutto nei college, e il numero crescente di casi di porno-vendetta e di mitizzazione del sesso che incoraggiano la vittima ad auto-incolparsi, è chiaro che abbiamo bisogno di parlare di questi temi”.

La campagna è stata lanciata con un video a cui hanno partecipato famosi attori neozelandesi, con le parole “Il mio corpo, le mie condizioni“, scritto su diverse parti del loro corpo, in cui ogni testimonial ricorda importanti assunti sul sesso e sul consenso ad avere rapporti sessuali tra cui: “Io rispetto me stesso e mi merito di essere rispettato“, “Fare foto nuda non mi rende una puttana e ancora “Se lei sceglie di bere alcolici non è responsabile del tuo crimine“.


Uno dei temi su cui si incentra “My body, my terms” è la c.d. “porno vendetta”, ossia la diffusione e pubblicazione online di immagini e filmati intimi per vendicarsi della rottura della relazione da parte del partner. 
Nel video viene ribadito che fotografare o filmare i momenti di intimità con il partner, non dà il diritto di diffonderli agli estranei, che la scelta dell’abbigliamento non è un invito all’aggressione o alla violenza e che il sesso senza consenso è stupro.

Lizzie Marvelly ritiene che #MyBodyMyTerms si occupi di argomenti che colpiscono tutti e su cui tutti hanno bisogno di riflettere, non solo i giovani: “Penso che sia molto importante che si parli apertamente di questi temi: confrontarsi su cos’è il sesso consenziente, ribadire che la pubblicazione di foto intime per vendetta è un crimine, che non è il modo giusto per superare la fine di un rapporto e sia utile per rimuovere il pregiudizio di cui è vittima chi ha subito abusi sessuali”.

Villainesse
Tramite questa campagna, Lizzie Marvelly e Villainesse sperano di incoraggiare le persone ad avere un maggiore senso critico circa le loro opinioni personali sul sesso e in particolar modo sul sesso consenziente. “Dobbiamo riuscire a rimuovere alcuni dei tabù che circondano questi argomenti controversi e speriamo di poter creare uno spazio di discussione aperta e onesta”.
Ma sarebbe il caso di parlare di questi temi ben al di fuori della Nuova Zelanda. 
Purtroppo anche in Italia abbiamo numerosi casi di violenza sessuale, di stupro di gruppo di minorenni, nonché la piaga del femminicidio, che nonostante le numerose campagne portate avanti da associazioni contro la violenza sulle donne, rimane un problema sociale diffuso da continuare a combattere.

Emily Raftery
Villainesse
Huffingtonpost
The simple truth
Daily mail
 
Articolo originariamente pubblicato su Stream! Magazine
 

venerdì 15 gennaio 2016

Le Honest Elections di Seattle



Nel 2014, la città di Seattle fece storia diventando la prima città degli Stati Uniti a passare a un salario minimo di 15 dollari all’ora. Adesso la città è vicina ad un altro importante traguardo politico che potrebbe cambiare radicalmente l’influenza del denaro in politica. Il 3 novembre 2015, gli elettori di Seattle hanno deciso di adottare l’Iniziativa 122, conosciuta anche come l’iniziativa delle “Elezioni oneste”, istituendo di fatto il primo sistema di “vouchers democratici in America e che offre ai cittadini la facoltà di assegnare finanziamenti pubblici ai candidati di loro scelta.
honest-elections
I sostenitori di questa iniziativa sostengono che il programma potrebbe aprire la strada ad un maggior controllo sulle elezioni della città da parte degli elettori. Il voto ha attirato l’attenzione di molti osservatori secondo i quali tale decisione potrebbe essere il più importante passo in avanti verso la riforma del finanziamento pubblico delle campagne elettorali americane.
“Seattle sta sviluppando un modo alternativo di facilitare le piccole donazioni”, ha dichiarato a Mic il professore della facoltà di legge di Harvard e candidato presidenziale democratico Lawrence Lessig, il quale ha fatto della riforma del finanziamento elettorale la questione centrale della sua campagna, aggiungendo: “E’ il più attraente sistema di finanziamento pubblico che possiamo sviluppare”.
seattle-i122
Ecco come funziona: L’iniziativa delle “Elezioni oneste” potrà implementare una serie di regolamenti e legare la campagna di finanziamento a Seattle e le regole di lobbying attorno al sistema dei vouchers democratici. Secondo questo sistema, ogni elettore iscritto riceverebbe per posta quattro coupon da 25 dollari nel corso di un anno di elezioni, per un totale di 100 dollari. Gli elettori possono donare quel denaro ai candidati eleggibili. La partecipazione dei candidati è del tutto volontaria. Se questi decidono di aderire, devono prima raccogliere un numero minimo di piccole donazioni per qualificarsi. Poi, ogni candidato è libero di ritirare i buoni e scambiarli in denaro per finanziare la propria campagna elettorale.
I candidati che partecipano devono rispettare un insieme di regole, compresi i tetti di spesa (che vanno da 150.000 dollari per distretto per le elezioni del consiglio della città, a 800.000 dollari per quelle di sindaco), limiti ai contributi privati, il divieto di raccolta di fondi per conto di gruppi indipendenti, e la partecipazione obbligatoria ad almeno tre dibattiti pubblici. Ai candidati è inoltre permesso di  raccogliere fondi da fonti tradizionali, ma le donazioni sono limitate a 250 o 500 dollari, a seconda della sede. A supporto di questa iniziativa c’è anche una pagina Facebook.
Perché i sostenitori sono entusiasti: Sebbene precedenti tentativi di riforma del finanziamento delle campagne elettorali in stati come il Maine e l’Arizona abbiano avuto risultati contrastanti, i sostenitori pensano che il sistema di voucher di Seattle sarà diverso. “La ragione di pensare che può diffondersi è che non c’è nessun altro sistema di finanziamento dei cittadini che è abbastanza democratico o abbastanza intuitivo come questo“, ha dichiarato Alan Durning, direttore esecutivo dell’Istituto Sightline, un’organizzazione no-profit che ha contribuito a sviluppare l’iniziativa. Secondo Durning, la forza dell’iniziativa sta nel fatto che impegna i candidati a bussare alle porte della gente e trascorrere del tempo a parlare direttamente con gli elettori. “Dal punto di vista di un candidato, questo è un punto di svolta netto”, ha affermato Durning. “I candidati hanno ora un modo per portare avanti il loro mandato e finanziare con successo le proprie campagne perché ogni elettore in città varrà 100 dollari”.

Altri sostenitori dell’iniziativa affermano che consentirà agli elettori a basso reddito di avere maggiore voce nel processo politico. Il professore alla facoltà di legge di Yale, Bruce Ackerman, è stato co-autore di un libro con Ian Ayres intitolato “Voting With Dollars: A New Paradigm for Campaign Finance” che per primo ha introdotto l’idea dei vouchers democratici. “Chiunque, anche se al di sotto della soglia di povertà, otterrà 100 dollari per la democrazia”, ha affermato Ackerman. “Questo è una enorme  responsabilizzazione della gente comune in quanto durante la campagna elettorale ognuno avrà la consapevolezza di essere un cittadino democratico”.
I precedenti tentativi di riforma dei finanziamenti elettorali si sono imbattute in ostacoli costituzionali, alcuni dei quali analizzati e risolti dalla Corte Suprema. Ma Ackerman sostiene che il programma di Seattle alzerà l’asticella della legalità del processo. “Questa proposta è del tutto costituzionale”, ha affermato. “Se sei un candidato e non vuoi competere per i miei 100 dollari di voucher, e puoi raccogliere 10 milioni di dollari, allora vai avanti. Quello che stiamo facendo è dare la possibilità di livellare il campo di gioco”.

Un’apertura per i Millennials: un altro gruppo che potrebbe beneficiare sono i giovani, che secondo i sostenitori dell’iniziativa, saranno più incoraggiati a partecipare alla vita politica. “I Millennials non sono in genere il target per i candidati politici alla ricerca di finanziatori” ha affermato la 33enne Brianna Thomas, una degli organizzatori dell’iniziativa per il consiglio comunale, all’inizio di quest’anno. “Pensano che non hanno i soldi o, se diversamente li hanno, che non saranno coinvolti. I Millennials devono essere coinvolti, invece. Siamo stanchi di essere trascurati. Queste elezioni cercano di dare voce agli elettori comuni”. “La spinta per questo obiettivo è venuta da gente più giovane”, ha detto Estevan Munoz-Howard, un altro organizzatore della generazione millenial che è stato uno dei proponenti dell’iniziativa. “In termini di beneficiari, si parla di giovani, minoranze e chiunque altro sia sottorappresentato nel governo”.



Ma non tutti sono entusiasti: uno dei gruppi in prima fila a opporsi all’iniziativa di Seattle è quello dei “No election vouchers”, che sostiene che la proposta sia semplicemente inutile. Secondo Robert Mahon, ex presidente del Seattle Ethics, membro della commissione elettorale e rappresentante del partito democratico, “l’iniziativa Elezioni Oneste suggerisce la corruzione in una città dove non c’è, o almeno, ce n’è poca. Non abbiamo il problema della permanenza in carica radicata o della paura del cambiamento che si vede in un sacco di altre realtà. Questa iniziativa è più l’utilizzo di Seattle come banco di prova per iniziative che potrebbero essere applicate altrove.” 
Mahon e il suo gruppo sono anche preoccupati per il costo del piano, affermando che l’iniziativa potrebbe tradursi in una maggior spesa di denaro per le elezioni. Con le “Honest Elections” di Seattle,  il comitato che segue l’iniziativa ha ricevuto circa 900,000 dollari di donazioni da tutto il paese, considerando che l’opposizione ha raccolto 44.000 dollari, secondo le informazioni del sito web di Seattle Ethics e Elections Commission. “Penso che a causa di questo programma vedremo un cospicuo aumento del denaro speso per le nostre elezioni”, ha detto Mahon. “Sarà a beneficio degli stessi interessi che attualmente influenzano il nostro sistema”.
I buoni costeranno a Seattle i 3 milioni di dollari per anno, secondo il testo dell’iniziativa, somma che sarà raccolta attraverso una piccola tassa sulla proprietà. Ma Durning ha respinto le preoccupazioni circa il costo del programma. “È sorprendentemente economico”, ha detto. “L’iniziativa è di soli 3 milioni di dollari all’anno. È meno di quanto spende la città in paesaggistica. Se possiamo permetterci quello, possiamo permetterci anche questo”.
democracy-vouchers-seattle-llustration-mullery-exlarge

Un modello per il resto della Nazione? A seguito della campagna di successo di Seattle per aumentare il salario minimo, i sostenitori dell’iniziativa Honest Elections ritengono che la città stia rapidamente diventando un modello per la politica progressista a livello nazionale. “Questa è la strategia politica più emozionante che abbiamo visto sul tema”, ha dichiarato a Mic Josh Silver, il direttore di Represent.Us, un’organizzazione anti-corruzione, che ha finanziato l’iniziativa. Mentre il Congresso rimane paralizzato, Silver dice che il cambiamento deve iniziare a livello locale. Vede un parallelo nella lotta di successo per altre cause progressiste.
“La lotta legata al denaro in politica sta aprendo una nuova pagina delle regole del gioco per il matrimonio egualitario e la depenalizzazione della marijuana “, ha detto Silver. “Si tratta di un approccio strategico promettente che sta cominciando a giocare fuori in tutto il paese. Dobbiamo andare all’appuntamento elettorale, proprio come abbiamo visto con il matrimonio omosessuale, coinvolgere la gente e poi inizieremo a vedere un’ondata di riforme in tutto il paese”. Thomas afferma che se l’iniziativa passerà, Seattle sarà un banco di prova per il resto della nazione.

Il tema dei finanziamenti elettorali è attuale anche in Italia, in cui dopo aver approvato l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, si stanno verificando, almeno per quanto riguarda i partiti tradizionali, una drastica riduzione del personale, oltre che delle sedi di partito, ormai diventate economicamente insostenibili. Il finanziamento pubblico nel nostro Paese era stato previsto principalmente per permettere a chiunque, di qualsiasi estrazione sociale fosse, di poter sostenere i costi ingenti delle campagne elettorali. L’ondata di antipolitica che imperversava in questi anni, acuita dalla crisi economica, ha portato a questa decisione radicale di abolizione totale. Questa sperimentazione che arriva dagli Stati Uniti vuole essere una soluzione di maggior partecipazione al processo democratico da un lato e dall’altro consentire un fundraising più trasparente e indipendente dal finanziamento privato.
Chissà che il “metodo di Seattle” possa essere una soluzione equilibrata anche per noi?


Articolo pubblicato originariamente su "Stream! Magazine"

mercoledì 16 dicembre 2015

In memory of Jane Austen

Photo credits: Repubblica su Tumblr:
 http://repubblicait.tumblr.com/
Oggi 16 dicembre, nasceva a Steventon, in Inghilterra, la scrittrice Jane Austen.

Fu una delle più grandi autrici di romanzi, figura di spicco della narrativa preromantica nonché tra le autrici del panorama letterario inglese più famose e conosciute al mondo.

Sono particolarmente legata a quest'autrice, di cui apprezzo lo stile sagace e capace di ritrarre, come una telecamera, i personaggi delle sue opere, rendendoli più che mai reali. 

Ciò che amo di più tuttavia, è la sua capacità di dissacrare con ironia le ipocrisie delle convenzioni sociali dell'epoca, senza tuttavia lasciare un'impressione di negatività al lettore. Ogni sua opera si chiude sempre con un lieto fine, forse quello che a lei è stato negato in vita.

Una curiosità: nel 2010, in occasione del 235° anno dalla nascita di Jane Austen Google ha dedicato all'autrice il doodle del giorno:



Vi riporto una breve biografia tratta da Wikipedia:


Biografia:


Penultima di otto figli, sei maschi e due femmine (James, George, Edward, Henry Thomas, Francis William Frank, Charles John, Jane e Cassandra Elizabeth), fu legata particolarmente alla sorella Cassandra (che, come l'autrice, rimase nubile), con la quale intrattenne una fitta corrispondenza, andata per la maggior parte distrutta.

Jane trascorse il primo anno della sua vita insieme a una balia, come era uso per l'epoca. Crebbe in un ambiente vivace e culturalmente stimolante; il padre si occupò personalmente della sua educazione insegnandole il francese e le basi della lingua italiana e contribuì alla sua crescita letteraria grazie ad una collezione di libri che contava circa 500 volumi.
Nel 1783, secondo le consuetudini familiari, Jane e Cassandra andarono a Oxford e in seguito a Southampton per approfondire la loro istruzione. Dal 1785 al 1786 le due sorelle frequentarono la Abbey School di Reading e tornarono a casa nel dicembre di quell'anno.

Tra il 1787 e il 1793 Jane Austen scrisse i suoi Juvenilia, tre raccolte, dai toni umoristici o gotici, di racconti, poesie, bozze di romanzi e parodie che emulavano la letteratura dell'epoca e che erano scritti per divertire la ristretta cerchia di conoscenti. Tutti i brani sono infatti dedicati ad amici e parenti ad eccezione di Edgar ed Emma. Amore e amicizia, il più famoso tra gli Juvenilia, è una parodia in forma epistolare dei racconti romantici; le protagoniste (Laura, Isabel e Marianne) descrivono per corrispondenza le proprie emozioni amorose con toni forti e violenti dimenticando il decoro e il buon senso. Austen tratterà approfonditamente questo tema pochi anni dopo col personaggio di Marianne Dashwood in Ragione e sentimento.

Nel dicembre del 1795 Austen conobbe Thomas Langlois Lefroy, il nipote di alcuni vicini di Steventon, per il quale inizia a provare un attaccamento; la famiglia Lefroy ritenne la figlia del reverendo Austen inadeguata socialmente per il giovane Tom e decise di allontanarlo da Steventon già nel gennaio del 1796. Data la dipendenza economica del giovane Lefroy dal prozio che si occupava dei suoi studi per indirizzarlo all'attività legale, il matrimonio fu così impossibile.

Tra il 1795 e il 1799 Austen iniziò la stesura di quelli che diventeranno i suoi lavori più celebri: Prime impressioni, prima bozza di Orgoglio e pregiudizio ed Elinor e Marianne che divenne Ragione e sentimento. Nel 1795 lavorò anche a un racconto epistolare, Lady Susan, e scrisse, appunto, il suo primo romanzo Elinor e Marianne. Nel 1796 iniziò a lavorare al suo secondo romanzo Prime impressioni, terminato nell'agosto del 1797 all'età di soli 21 anni.

Colpito dalle doti letterarie della figlia, George Austen, nello stesso anno, contattò un editore proponendo la pubblicazione di Prime impressioni ma senza ottenere alcun esito positivo. Tra il 1797 e il 1798 la Austen rielaborò Elinor e Marianne eliminandone lo stile epistolare e avvicinandolo molto alla stesura finale di Ragione e sentimento.
Terminata la revisione iniziò la stesura di un nuovo romanzo che la impegnerà per circa un anno, inizialmente intitolato Susan, poi diventato L'abbazia di Northanger, satira del romanzo gotico molto in voga ai tempi di Austen. Venduto nel 1803 per 10 sterline da Henry Austen a un editore, Benjamin Crosby, non fu pubblicato finché gli Austen non ne riacquistarono i diritti nel 1816.

Nel dicembre del 1800 il Reverendo Austen decise di lasciare Steventon per trasferirsi a Bath seguito dalla famiglia. Durante il soggiorno nella città Jane scrisse I Watson, rimasto incompleto, e lavorò ad alcune modifiche di Susan.
A Bath il padre morì improvvisamente nel 1805, lasciando la moglie e le due figlie in precarie condizioni finanziarie seppur aiutate da Edward, James, Henry e Francis Austen.

Nel 1806 le tre donne si trasferirono a Southampton, dal fratello Frank, e successivamente, nel 1809, a Chawton, un piccolo villaggio dell'Hampshire a pochi chilometri dal loro luogo di origine, dove il fratello Edward mise a disposizione della madre e delle sorelle un cottage di sua proprietà.
L'editore Egerton pubblicò, nel gennaio del 1813, Orgoglio e pregiudizio, ultima revisione di Prime impressioni.



Il romanzo fu accolto immediatamente molto bene e già nell'ottobre dello stesso anno ne fu stampata una seconda edizione. Nel 1812 iniziò la stesura di Mansfield Park, terminato e pubblicato nel 1814, ne furono vendute tutte le copie in sei mesi.

Sempre nel 1814 iniziò la stesura di Emma, concluso nel 1815 e pubblicato nel dicembre dello stesso anno da John Murray, noto editore di Londra. Emma fu l'ultimo romanzo di Jane Austen pubblicato in vita. Infatti il suo ultimo e più maturo romanzo, Persuasione (che scrisse nel 1815), fu pubblicato postumo nel dicembre del 1817 insieme a L'abbazia di Northanger.

Nel 1816 Austen si ammalò gravemente. Tra le varie ipotesi la più accreditata è quella che la Austen fosse stata colpita dal malattia di Addison, a quel tempo incurabile; nel 1817 la sorella Cassandra la condusse a Winchester, in cerca di una cura adeguata, ma in quella città la Austen morì e fu sepolta nella cattedrale.
Ancora oggi si può vedere il cottage dove visse gli ultimi tempi della sua vita e dove morì. Negli ultimi mesi di vita aveva continuato a scrivere iniziando la stesura di Sanditon, una satira sul progresso e sulle sue conseguenze, rimasto incompiuto a causa dell'aggravarsi della sua malattia. 
Nel suo testamento indicò di lasciare tutto ciò che aveva a sua sorella e la somma di 50 sterline al fratello.

I suoi romanzi furono pubblicati anonimamente, semplicemente con indicazioni quali "by a Lady" o "by the autor of Sense and Sensibility". Nonostante in alcuni circoli aristocratici il nome dell'autrice fosse noto, solo con la pubblicazione postuma de L'Abbazia di Northanger e Persuasione il fratello Henry rivelò il nome dell'autrice al pubblico.

In vita Jane non lasciò mai la sua famiglia e morì nubile come la sorella; dopo la sua morte, la sorella Cassandra, e in seguito i fratelli e i loro discendenti, distrussero gran parte delle lettere e delle carte private che le erano appartenute. Il nipote J. E. Austen-Leigh ne scrisse una biografia, A memoir of Jane Austen, pubblicata nel 1869; in essa la Austen viene presentata come una signorina esemplare, presa dalla vita domestica e dedita solo incidentalmente alla letteratura.

Pur vivendo nel periodo delle guerre napoleoniche, Austen non tratta mai nei suoi romanzi gli avvenimenti bellici. Le milizie di passaggio sono sullo sfondo degli eventi a lei più cari: le cerchie ristrette della provincia, le storie d'amore e la vita quotidiana.
Con ironia e arguzia illustra i personaggi che popolano la campagna inglese e che influenzano il sogno di felicità matrimoniale delle sue eroine.

Le donne sono il fulcro fondamentale di ogni romanzo, facendo di Jane Austen "una delle prime scrittrici a dedicare l'intero suo lavoro all'analisi dell'universo femminile" o, con le parole di Virginia Woolf, "l'artista più perfetta tra le donne".

L'ironia di Jane Austen non risparmia nessuno, neanche le sue eroine, di cui descrive pregi e difetti in maniera implacabile. Attraverso poche battute sarcastiche il lettore inquadra i personaggi senza la necessità di lunghe dissertazioni.

Le donne devono possedere virtù come la moderazione e il buon senso che vincono sulla spontaneità e la passione, come dimostra il diverso destino che la Austen riserva alla ragionevole Elinor e all'impetuosa Marianne in Ragione e sentimento.
La timida Fanny Price di Mansfield Park e la remissiva Anne Elliot di Persuasione attendono pazientemente il loro momento conquistando l'amore.
Ma anche Elizabeth Bennet coi suoi pregiudizi, la viziata Emma Woodhouse e la sognatrice Catherine Morland maturano e capiscono l'importanza della riflessione giungendo al, sempre presente, matrimonio desiderato.

La quotidianità diventa un importante soggetto narrativo: le abitudini, i luoghi e le classi sociali sono elementi essenziali per lo svolgimento degli eventi.

I paesaggi influenzano i caratteri, la riservata campagna è contrapposta alla corrotta città e ai suoi abitanti contro i quali l'autrice si schiera.

L'egoismo dei ricchi (i Ferrars, i Bertram) e l'avidità dei nobili (gli Elliot, Lady Catherine de Bourgh) sono gli ostacoli da superare per raggiungere la felicità.




Cinema e Televisione

La televisione e il cinema hanno prodotto numerose trasposizioni delle opere della Austen tra cui le più famose sono: "Pride and Prejudice" con Keira Knightley e Matthew MacFadyen (2005) e con Greer Garson e Laurence Olivier (1940); "Ragione e sentimento" del 1995 con Emma Thompson, Kate Winslet, Hugh Grant e Alan Rickman; "Emma" del 1948 diretto da  Michael Barry e del 1996 con Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam; "Persuasione" del 1995 diretto da Roger Michell, con Amanda Root e Ciaran Hinds.
Da ricordare anche Becoming Jane, un film semi-biografico che racconta i primi anni della vita di Jane Austen, interpretata da Anne Hathaway, e incentrato sul suo rapporto con Thomas Langlois Lefroy, interpretato da James McAvoy.

Famosa è anche la serie televisiva "Pride and Prejudice" del 1995, con Jennifer Ehle e Colin Firth.

giovedì 26 novembre 2015

Stop violence against women

Il 25 novembre è la Giornata contro la violenza sulle donne eppure nonostante le numerose manifestazioni contro questa piaga sociale, c'è ancora chi si ostina a ritenere che siano giustificabili in una qualche misura le violenze. Anche nei casi in cui la violenza provoca la morte della donna.

Negli ultimi anni di femminicidio (o anche femicidio) si sente parlare parecchio a causa dei casi emersi dalle pagine di cronaca nera.

Ma cosa si intende con questo termine?
Non si tratta solo dell’“uccisione di una donna o di una ragazza”, ma anche di
qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte”. 
Questa è la definizione di femminicidio del Devoto-Oli 2009, ma il termine è attestato anche nel dizionario Zingarelli a partire dal 2010 e nel Vocabolario Treccani online, mentre Gradit 2007 ha femicidio registrato anche nei Neologismi Treccani 2012 come “femmicidio o femicidio”.



Ci sono state e ancora ci sono resistenze all’introduzione di questo termine, quasi fosse immotivato o semplicemente costituisse un voler forzatamente distinguere tra delitto e delitto semplicemente in base al sesso della vittima; quasi fosse un neologismo frutto di una delle tante mode linguistiche più che del bisogno di nominare un nuovo concetto.


Al di là delle resistenze all'accettazione del termine femminicidio, i dati che riportano i casi di violenza sono alquanto allarmanti e riportano una maggior incidenza per i casi di violenza domestica, piuttosto che da sconosciuti e in cui vi è una forte tendenza alla bassa scolarizzazione di coloro che perpetuano queste violenze.


Quali soluzioni?

Ovviamente creare un reato ad hoc non basta. Occorre incidere sulla cultura al rispetto non solo delle donne, ma dell'altro.

Pian piano sta cambiando la percezione del fenomeno, soprattutto nelle nuove generazioni, che si mostrano più ricettive e sensibili rispetto a queste tematiche.
Molto rimane ancora da fare, ma continuare a parlarne è sicuramente un passo imprescindibile.

Inoltre il supporto alle donne che subiscono violenze deve essere anche di tipo psicologico ed economico, nei casi in cui le donne rimangono col compagno violento perché non sono indipendenti economicamente o hanno figli a cui pensare.

C'è chi dice che la violenza contro le donne è ormai una piaga sconfitta in Italia.
Purtroppo i dati di osservatori e centri anti-violenza ci mostrano una realtà diversa.



venerdì 13 novembre 2015

Elogio della Gentilezza

Il 13 novembre si celebra la giornata dedicata alla gentilezza.

Ma cos'è la Gentilezza?
Gentilezza è amabilità, garbo, cortesia nel trattare gli altri. Può essere una qualità ereditaria o acquisita attraverso l'esercizio della virtù o con l'elevatezza dei sentimenti.

Un atto di gentilezza al momento giusto può fare tanto.  Come un raggio di sole in una giornata nuvolosa rischiara il cielo, in modo sorprendente e inaspettato, ci fa avere un pizzico in più di speranza nel prossimo.

Può innescare un circolo virtuoso negli altri, come ci mostra questo video:


Buona giornata della gentilezza allora, una delle caratteristiche che fanno di Cenerentola una delle eroine più amate delle fiabe con il suo motto:
"Sii gentile e abbi coraggio"
In un mondo sempre più frenetico dove siamo tutti stressati e distratti, la gentilezza è qualcosa che non riconosciamo più come la regola, ma come eccezione.
Non ci attendiamo alcun gesto di gentilezza dal prossimo, anzi per lo più è imperante il menefreghismo.
Spesso non solo non c'è gentilezza, ma nemmeno educazione.
D'altra parte siamo sempre pronti a dare la colpa agli altri di ciò che ci accade. Ci aspettiamo che siano gli altri a venire verso di noi, come se ci fosse dovuto.

Dedicare una giornata alla gentilezza dovrebbe essere un modo per farci rendere conto che il comportamento che teniamo verso gli altri può fare la differenza sulla qualità delle nostre giornate.

Ringraziare, salutare, dare una mano se vediamo qualcuno in difficoltà, o anche solo fare un sorriso, dovrebbero essere comportamenti standard da tenere.

Per esperienza posso dire che non è affatto semplice essere gentile nei confronti di persone sgradevoli e aggressive, senza un minimo di tolleranza verso il prossimo, come se la sola presenza li infastidisse e il fatto di essere gentili fosse estremamente irritante per loro, se non ridicolo.

La realtà è che tali persone sono spesso molto sole e tristi e sfogano la loro infelicità sugli altri.
Comportarsi così però non credo sia di grande aiuto nemmeno per loro. Anzi allontana tutti, anche quelle persone a cui si vorrebbe piacere.

Essere sociopatico è una "malattia" sempre più diffusa infatti.
In un mondo costantemente connesso sembra davvero un ironico contrappasso.
Certo non basta essere gentili un giorno all'anno. Così come non basta esser buoni solo sotto Natale.

Forse se pensassimo un po' meno a noi stessi e un po' di più agli altri e ci rendessimo conto che non esistiamo solo noi, anche il mondo in cui viviamo sarebbe un po' meno buio.






giovedì 5 novembre 2015

Vivien Leigh, l'eterna Rossella

Vivien Leigh è una tra le più celebri attrici teatrali e cinematografiche britanniche; se fosse ancora in vita oggi avrebbe compiuto 102 anni.

***

Nella sua trentennale carriera, fu una prolifica attrice non solo di cinema, ma anche e soprattutto di teatro, diretta più volte dal secondo marito Laurence Olivier, genere in cui interpretò ruoli molto differenti che vanno dalle eroine delle commedie di Noël Coward e George Bernard Shaw, a quelle delle tragedie shakespeariane.

Il suo volto sarà per sempre legato a Rossella (Scarlett) O'Hara, la protagonista del celeberrimo film Via col vento, vincitore di ben 8 premi Oscar, oltre a due premi speciali.

Nata in India il 5 novembre 1913 (come Vivian Mary Hartley) da un alto funzionario inglese delle colonie poco prima della Prima guerra mondiale, Vivian visse in quell'esotico continente fino all'età di sei anni.
Fu la madre a trasmetterle l'amore per il teatro e per la letteratura, narrandole storie della mitologia greca e indiana oltre che le opere di Rudyard Kipling, Lewis Carroll e Hans Christian Andersen.

Successivamente la famiglia si stabilì in Inghilterra dove Vivien frequentò una scuola gestita da suore, il convento del Sacro Cuore di Roehampton, dove divenne amica della futura attrice Maureen O'Sullivan, alla quale espresse per la prima volta il proprio desiderio di svolgere questa professione.
Fu un'infanzia complicata per la piccola Vivien, costretta a subire i rigidi sistemi imposti per darle un'educazione sufficientemente adeguata.

A diciotto anni, spinta dalla vocazione artistica e dalla consapevolezza della sua eccezionale bellezza, si iscrisse all'Accademia di Londra (R.A.D.A.).

Attratta dal teatro, ma interessata anche alla nuova forma di spettacolo che va prendendo sempre più piede: il cinema fece il suo ingresso nel mondo dorato dei set americani nel 1932.
Un anno prima, poco meno che ventenne, era già convolata a nozze con l'avvocato Hubert Leigh Holman.

Il 12 ottobre 1933 nacque la loro figlia Suzanne: malgrado il lieto evento, la vita matrimoniale e la maternità non risultarono congeniali all'irrequieta indole di Vivian e non la distolsero dalle sue ambizioni artistiche e dall'entusiasmo con cui affrontò i saggi all'Accademia e i primi lavori come modella pubblicitaria.

Colpito dall'interpretazione della Leigh in "The Mask of Virtue", Laurence Olivier la incontrò per congratularsi: tra i due nacque un'amicizia che si trasformò in attrazione reciproca due anni dopo, quando interpretarono il ruolo di due amanti nel film Elisabetta d'Inghilterra (1937).

Alla fine delle riprese divenne chiara la relazione tra i due, nonostante lui fosse sposato con l'attrice Jill Esmond. La Leigh e Olivier iniziarono una convivenza, malgrado i rispettivi coniugi rifiutassero entrambi di accordare loro il divorzio.

Fu nel 1938 che arrivò la grande occasione, vero e proprio biglietto vincente chiamato "Via col vento", film tratto dal fortunatissimo romanzo di Margaret Mitchell.
Fu con questo film che Vivien Leigh vinse un Oscar.

Affascinata dalla lettura di "Via col vento", popolare romanzo di Margaret Mitchell, nel febbraio 1938 Vivien aveva chiesto al suo agente americano di segnalarla al produttore David O. Selznick, che stava preparando una riduzione cinematografica dell'opera e che aveva organizzato un'imponente campagna pubblicitaria per trovare l'interprete adatta al ruolo della protagonista Rossella O'Hara.

Quando Myron Selznick, che era anche agente di Laurence Olivier, la conobbe personalmente, capì che aveva tutte le caratteristiche che il fratello David stava da tempo cercando per la protagonista di Via col vento, con l'unica pecca dell'accento inglese incompatibile con il personaggio di Rossella O'Hara, un'americana del Sud.
Condusse Vivien sul set il 10 dicembre 1938, mentre avvenivano le primissime riprese del film, ovvero l'incendio della città di Atlanta, e la presentò a David O'Selznick e al regista George Cukor, in seguito sostituito da Victor Fleming.

Il produttore rimase entusiasta della bellezza della Leigh, del suo temperamento e della vitalità con cui affrontò i provini. L'attrice vinse la concorrenza delle ultime tre candidate che ancora ambivano al ruolo dell'indomita Rossella, ovvero Paulette Goddard, Jean Arthur e Joan Bennett, e dopo pochi giorni ottenne la parte, iniziando a lavorare con impegno e determinazione per modificare il proprio accento inglese.

Ad inficiare il valore di questa scelta da parte dei produttori non mancano le malelingue. Qualcuno nell'ambiente subito sostenne che avesse approfittato della relazione instaurata, malgrado la fede nuziale al dito, con il celebre Laurence Olivier.

Al di là di come andarono realmente le cose, il successo del film non modificò più di tanto la personalità della Leigh, da sempre più interessata al teatro che al cinema. In questo, fu una diva piuttosto anomala nel panorama hollywoodiano, avendo girato nell'arco della carriera, nonostante le numerose offerte, solo una ventina di film.

Nel febbraio del 1940 Jill Esmond si arrese e concesse il divorzio a Olivier, mentre lo stesso fece Holman con Vivien Leigh, conservando però una stretta amicizia con lei, che durerà tutta la vita; sia la Esmond che Holman ottennero la custodia dei rispettivi figli.

Lawrence Oliver e Vivien Leigh in "Romeo and Juliet"
Il 30 agosto dello stesso anno, Vivien Leigh sposò Laurence Olivier a Santa Barbara (California), con una cerimonia civile a cui furono presenti solo i due testimoni, l'attrice Katharine Hepburn e lo scrittore e sceneggiatore Garson Kanin.

Nel 1941 girarono insieme Il grande ammiraglio, una delle tante pellicole che Hollywood realizzò con l'obiettivo di spingere il pubblico americano a un sentimento pro-britannico.
Il film, in cui Olivier e la Leigh interpretarono i ruoli di Horatio Nelson e della sua amante Emma Hamilton, ebbe grande successo al punto che Winston Churchill, che per molti anni intrattenne rapporti di amicizia con la coppia, ne organizzò una proiezione privata durante una festa cui partecipò anche Franklin Delano Roosevelt.

La depressione delle donne che interpretava sullo schermo era anche la sua.
Dalla capricciosa Rossella di "Via col vento" alla psicotica Blanche di "Un tram chiamato desiderio" (altro Oscar nel 1951, al fianco di Marlon Brando), i ritratti femminili di Vivien Leigh riflettevano la sua stessa debolezza di vivere e le sue stesse ansie interiori.

L'irrefrenabile passione per il fumo (pare che durante le riprese di "Via col vento" fumasse quattro pacchetti di sigarette al giorno) e una terribile depressione sembravano condannarla, e la situazione non migliorò di certo dopo l'allontanamento da Olivier nonostante sembrasse che i rapporti tra i due fossero sempre ottimi.

Trascorse gli ultimi anni di vita con l'attore John Merival, fino a che una grave forma di tubercolosi, da cui era affetta da più di vent'anni, se la portò via il 7 luglio 1967 all'età di cinquantatré anni.

Nel settembre del 2006 un sondaggio inglese l'ha incoronata la "più bella britannica di tutti i tempi". La sua battuta finale "Domani è un altro giorno" ha sicuramente fatto storia.

martedì 3 novembre 2015

Crimson Peak

Crimson Peak è un film del 2015 scritto e diretto da Guillermo Del Toro.
I protagonisti sono Mia Wasikowska, Jessica Chastain, Tom Hiddleston e Charlie Hunnam.

Ambientato nella cupa Inghilterra del nord all'inizio del '900, racconta la storia di Edith Cushing (Mia Wasikowska), giovane ereditiera e aspirante scrittrice di un ricco industriale americano.


Orfana di madre, Edith fin da piccola soffre di strane allucinazioni, da quando le è apparso il fantasma della madre, scomparsa prematuramente a causa del colera che la metteva in  guardia: "Stai lontana da Crimson Peak".

Passano diversi anni: Edith è ormai cresciuta e vive una vita assai appartata in compagnia del padre e dei suoi adorati scritti, quando incontra il misterioso e affascinante baronetto inglese Thomas Sharpe (Tom Hiddleston), venuto a Buffalo per ottenere un finanziamento dal padre di Edith per la sua invenzione.
Non ci vuole molto perché Edith si innamori di lui, nonostante il padre e un caro amico di famiglia, il dottor McMichael siano contrari.
In breve tempo accetta di sposarlo e dopo l'improvvisa morte del padre, da Buffalo si trasferisce a vivere nell'abitazione vittoriana degli Sharpe, in Inghilterra, assieme al marito e alla sorella di lui, la riservata e talentuosa pianista Lucille (Jessica Chastain).

Allerdale Hall, è un castello sulla via dello sfacelo, edificato su una cava di argilla rossa e in essa sta lentamente quanto inesorabilmente sprofondando.
Un bel cambiamento dall'industrializzata cittadina di Buffalo e dall'alta società americana a un'isolata residenza nella campagna inglese!

La vita di Edith, aspirante scrittrice di storie di fantasmi, si trasforma ben presto in un incubo.
Cominciano ad apparirle terrificanti fantasmi di donne che sembra vogliano non solo spaventarla ma offrirle inquietanti frammenti di fatti del passato.


Non riuscendo ad avere risposte in proposito né dal marito, che ogni notte scompare misteriosamente, né dalla cognata, decide di scoprire da sola cosa si nasconde dietro alle inquietanti apparizioni.
Cominciando a investigare in giro per la casa, pian piano mette insieme i pezzi della storia celata tra quelle mura.
Fino ad arrivare alla soluzione del mistero, una soluzione che svelerà molto più di quanto Edith avrebbe voluto scoprire.

Crimson Peak è un horror che trascina lo spettatore in un'epoca diversa, in una dimensione tra reale e gotico, a portarlo a immedesimarsi nella coraggiosa protagonista, giovane donna indipendente e alquanto determinata nel cercare la verità, quale che sia.


Il film gira intorno al legame tra la casa e i protagonisti, ciò che c'è intorno a questa e il passato: il regista crea così un originale equilibrio tra ciò che c'è in primo piano e ciò che c'è sullo sfondo, tra storia principale e storie secondarie.

Con un eccellente Tom Hiddleston e una perfetta Jessica Chastain, il film crea delle indovinate suggestioni nello spettatore, mentre Mia Wasikowska appare quanto mai azzeccata nei panni di una novella Mary Shelley, dopo aver già vestito quelli di Alice in Wonderland, fiaba horror per eccellenza.